Piccole scintille di volontariato
Il 25 marzo – proprio come oggi – di circa settecento anni fa pare che Dante Alighieri (1265 - 1321) a 35 anni iniziasse il suo viaggio nell’aldilà: Inferno, Purgatorio, Paradiso. E la sua Commedia ne è la poetica e straordinaria cronaca.
E quale potrebbe essere – fatte naturalmente le debite differenze: si fa per scherzare, come direbbe Benigni…- la cronaca dell’aver iniziato il vostro viaggio nel mondo del volontariato e, in particolare, in UVI? Pensateci solo per un momento: forse, anche nel vostro caso, “Poca favilla gran fiamma seconda” (verso 34 del primo Canto del Paradiso). Cioè: una piccola scintilla precede un grande incendio. Le azioni, le “cose” che volontari e volontarie hanno deciso e decidono di fare sono senz’altro “piccole” ma sono una piccola favilla che tuttavia innesca il grande incendio delle motivazioni che spingono bambini e ragazzi ad essere ciò che è giusto siano. L’impegno di ciascun volontario riguarda soprattutto la diffusione della così necessaria cultura del rispetto, di se stessi e degli altri.
È la giornata di Dante, come si è convenuto e allora seguiamolo ancora per qualche istante. Il concetto di “favilla” lo si ritrova nell’ultimo Canto (il XXXIII, versi 70 – 72) e anche in questo caso assume un senso particolare in ordine alle molteplici attività svolte dai volontari:
“e fa la lingua mia tanto possente,
ch’una favilla sol de la tua gloria
possa lasciare a la futura gente” (Par. XXXIII, 70 – 72)
La gloria è – ben s’intende – quella di Dio e Dante, al termine del viaggio, si augura, spera e prega che la sua parola sia tale (“tanto possente”) che ai futuri lettori della sua opera possa giungere anche una sola “favilla” della gloria divina. Anche voce e parole del volontario dovrebbero essere così ben calibrate sui destinatari della sua azione, da far sì che ciascun suo più giovane compagno di viaggio possa dissetarsi alla fonte della conoscenza (stiamo esagerando un po’…). In fondo, sostegno scolastico, accompagnamento, interventi nelle scuole e nelle Comunità sono momenti dove la relazione costruita dal volontario dovrebbe essere vissuta e intesa in quanto spazio, tempo e luogo di una crescita umana e culturale cui – magari senza esserne consapevole – ciascuno aspira.
Attenzione! Si è fatto anche qui tanto per scherzare: tra la gloria divina e il più prosaico mondo dove uomini e donne muovono i propri passi terreni, c’è una differenza abissale. Ma in questa giornata abbiamo voluto, un po’ per scherzo – appunto – cogliere l’occasione per sottolineare la rilevanza, anche etica, dell’azione che ciascuno di voi svolge e svolgerà. Tanto che le “future genti” potranno rintracciare e quasi emotivamente “scaldarsi” alle “faville” che hanno illuminato per vostro merito, magari anche per un solo momento, la vita dei vostri giovani interlocutori. Ognuno dei quali ha sulle spalle un fardello esistenziale un po’ più pesante di quello che sarebbe giusto portasse. E voi fate in modo che, almeno per qualche tempo, il peso sia loro un po’ più sopportabile.
Silvio Morganti